La palla fatta di stracci, le calze bucate, rotolavano assieme, tra pozzanghere e fango, nel campetto dietro la Chiesa di Nostra Signora del Rio.

Ramon indossava una maglietta che un giorno molto lontano sarebbe dovuta essere Bianca. Sulla maglietta vi erano disegnati i colori della bandiera italiana, sotto vi era scritto, con mano incerta al pennarello nero; ITALIA. Sul retro il viso di un quasi Maradona deformato con sotto scritto Napule.
Manuel, il prepotente, prima di entrare in campo, si fermava a sedere sul masso all’angolo della porta, mangiando un grosso panino, mostrandolo a mo’ di sabeffeggio agli altri ragazzi.

Manuel indossava una maglietta pulita con su i colori del Brasile e sul retro vi era stampato il viso di Pelè.

Manuel odiava Ramon. Ramon non amava Manuel.

Manuel voleva sempre vincere con tutti. Ramon non voleva perdere con Manuel, in quel campetto de la favela.

Ramon era orfano, il “recuperabile” di Don Cristobal, Parroco della Parrocchia.

Manuel, che aveva soltanto la madre e per di più alcoolizzata, era il pusher di Don Juan Da Costa.

“La regina”, un trans pusher di Don Juan Da Costa, “madre, padre, sorella, fratello,” di Ramon.

Poi arrivarono i Campionati Mondiali di Calcio.

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